Domande frequenti - E' POSSIBILE PER UN GENITORE CAMBIARE RESIDENZA AI FIGLI SENZA IL CONSENSO DELL'ALTRO? IN CASO DI DISACCORDO COSA E' POSSIBILE FARE?


A cura dell'avv. Barbara Maria Lanza

La riforma introdotta con la legge numero 219/2012, nonché dal successivo decreto legislativo 154/2013, in coerenza con le disposizioni europee, ha imposto ai genitori un nuovo assetto delle loro relazioni; tra queste vi è l’obbligo di concordare la residenza abituale del figlio (articoli 316 codice civile, 337 ter comma terzo codice civile).

Qualora uno dei genitori, normalmente quello che ha già la collocazione del minore presso di sé per effetto di un provvedimento giudiziale, desidere trasferire la propria residenza in altra città e ciò implichi un’oggettivo mutamento delle sue consolidate abitudini tale decisione dovrà essere frutto di accordo tra i due genitori.

Tale decisione, però, potrebbe prospettarsi anche prima della separazione della coppia genitoriale, coniugata o meno, in tal caso potrebbe venire in discussione la stessa collocazione del minore presso l’uno o l’altro in funzione di detto paventato trasferimento.

Se le parti non trovano tra di loro un accordo ragionevole è inevitabile il ricorso all’Autorità Giudiziaria.

Il Giudice dovrà accertare, quale sia il preminente interesse dei minori valutando e accertando  la possibilità concreta di mantenere costanti contatti con entrambi i genitori. Atteso l’oggettivo cambiamento che ne deriverebbe per il minore, verrà comunque accertato come questo incida, dal punto di vista materiale e psicologico, sulle sue abitudini di vita potendo compromettere la rete di relazioni sociali ma soprattutto familiari con l’altro genitore.

Gli strumenti utilizzati dal Tribunale per verificare se detto trasferimento sia, o meno, conforme all’interesse della prole in caso di disaccordo tra i genitori circostanze sono molteplici e sono: l’audizione del minore in base al combinato disposto degli artt 315 bis, com. III e 336 bis del codice civile, e potrà essere assunta direttamente dal Giudice qualora il minore abbia compiuto gli anni 12 o di età inferiore qualora capace di discernimento; il l’ascolto potrà avvenire anche alla presenza di un ausiliario, ad esempio uno psicologo con competenze in psicologia infantile e dell’età evolutiva; oppure attraverso gli operatori dei servizi socio-sanitari oppure tramite una consulenza tecnica (per sapere cos’è la consulenza tecnica in tema di accertamento delle capacità genitoriali si vada all’apposita sezione).

Il Tribunale di Verona, nell’affrontare questo tema specifico, si è mostrato molto attento a valutare se sussistessero in concreto i presupposti per autorizzare il trasferimento della madre in città significativamente lontana. Si veda in proposito per l’ampiezza delle motivazioni dedotte il provvedimento per esteso

Trib. di Verona del 30 dicembre 2019, est. Dott.ssa Virgina Manfroni in https://www.osservatoriofamiglia.it/

In ogni caso si suggerisce di prestare molta attenzione alle scelte che implicano un mutamento di abitudini del minore ed a valutare con molta attenzione ogni singola concreta variabile che potrebbe condurre a soluzioni diverse da quelle prospettate. 




<< Torna indietro